Casa Rocca Vispa

1930
Strada Collinetta
Ascona, Svizzera

Committente: Hermann Mez

Il 4 aprile 1930, Weidemeyer inoltrò i piani per la domanda di costruzione al Municipio di Ascona. Il 9 maggio, in una lettera indirizzata al Municipio (FCW 17-4-2748), egli sostenne il suo progetto contro gli attacchi di Fiorenzo Abbondio. L’esecutivo di Ascona, con quattro voti contro due, concesse la licenza edilizia il giorno seguente, il 10 maggio 1930 (FCW 17-4-2739).

La costruzione ebbe immediatamente inizio, ma il 18 maggio, un professore ed uno scultore (probabilmente Fiorenzo Abbondio di Minusio) inoltrarono un ricorso al Consiglio di Stato, chiedendo la sospensione dei lavori. Il 31 maggio, anche il sindaco e il vice-sindaco di Ascona fecero altrettanto, sostenendo che la nuova costruzione deturpava il paesaggio, sollecitando modifiche del progetto. Il Consiglio di Stato accolse i ricorsi il 4 giugno, ma la decisione non fu comunicata né ai proprietari, né all’architetto. Tra il 10 e il 17 giugno, mentre i lavori continuavano, il Municipio di Ascona richiese l’inoltro di nuovi piani e, il 26 dello stesso mese, chiese all’autorità cantonale provvedimenti atti a far sospendere i lavori. Il 27 giugno, il Consiglio di Stato intimò ai proprietari la sua decisione, ma senza a far sospendere i lavori. L’avvocato Marcionni, che rappresentava i Signori Mez, inoltrò un ricorso di diritto pubblico al tribunale Federale, chiedendo l’annullamento delle decisioni cantonali e il permesso di proseguire i lavori. Quando la polizia cantonale si presentò in cantiere, ordinando all’impresa Fratelli Rampazzi la sospensione dei lavori, quest’ultima non ubbidì. Il 28 giugno, la polizia si ripresentò nuovamente, minacciando l’arresto e l’espulsione dei lavoratori stranieri se i lavori di costruzione non fossero stati interrotti. Il cantiere si arrestò il giorno successivo, quando in cantiere si presentò nuovamente la polizia (armata) e il sindaco di Ascona. Il giorno successivo, il Tribunale Federale comunicò all’avvocato Marcionni di aver accolto il suo ricorso, permettendo quindi la riapertura del cantiere. Il 1 luglio il Consiglio di Stato, convocò l’avvocato Marcionni per una riunione tra le parti e incaricò l’architetto Maraini di eseguire una perizia dell’edificio in costruzione. Dal sopralluogo, organizzato per il giorno successivo alla presenta di Weidemeyer e Marcionni, sortì una perizia di Maraini favorevole al progetto di casa Mez.

Che la polemica sulle costruzioni di Weidemeyer trovassero eco anche nella stampa locale è testimonia dall’articolo del Dovere del 7 marzo 1929.

Nel 1936 gli eredi di Hermann Mez vendettero la casa. A quanto risulta, la casa non fu oggetto di nessuna modifica fino al 1972, quando Villa Mez fu demolita fra aspre polemiche. La piccola autorimessa situata su via Collinetta, all’imbocco della strada privata che saliva alla villa, resistette fino al 1980.

Casa Mez è posta sul punto più alto del promontorio situato al centro della proprietà di oltre 4000 m2. La costruzione è resa possibile dopo la realizzazione di una platea, ottenuta spianando 400 m3 di roccia e realizzando muri di contenimento del terreno con le pietre ottenute dallo sbancamento. Anche in questo caso la composizione volumetrica si basa su un corpo principale a cui sono addizionati degli elementi sporgenti e scavati degli incavi. La posizione delle aperture e la loro grandezza, così come nel caso dei balconi, rispondono esclusivamente alle esigenze dei locali interni, senza nessun riguardo alla composizione esterna della facciata. Il seminterrato, posto sotto il livello della platea, ospita gli alloggi della servitù, il locale per il riscaldamento e la cantina. Tra questi locali e il piano terreno si trova un’intercapedine di 90 cm di altezza, in cui sono sistemate tutte le condotte delle installazioni. L’entrata principale alla casa, caratterizzata dalla scala arrotondata con cui si raggiunge il livello della platea, si trova a Sud. Si accede ad un atrio, suddiviso in due ambienti: uno prossimo all’entrata e l’altro che funge da anticamera ad uno studio e al soggiorno. Il soggiorno, posto al centro della casa con il camino, è suddiviso dalla sala da pranzo con porte scorrevoli. Quest’ultima è direttamente accessibile dai locali di servizio che hanno un’entrata propria da Nord, restando così completamente separati dal resto della casa. Il locale principale al primo piano è costituito dalla grande camera della signora. Dal locale bagno si accede al terrazzo, rivolto a Nord, così come al giardino, grazie ad una scala a chiocciola. La camera condivide un locale guardaroba con una camera attigua. Delle altre quattro camere, due sono destinate alla servitù. Anche la scala e le percorrenze sembrano sottolineare la chiara suddivisione gerarchica degli spazi. Dall’ampia scala si raggiunge il livello delle camere dove, una porta, suddivide il corridoio d’accesso alle camere padronali. Dal rapporto di stima redatto da Weidemeyer si ricava che la casa era dotata di serramenti a vetrate.

Didascalie:
1. Casa Rocca Vispa
2. Casa Rocca Vispa, dettaglio della scala di accesso dalla strada