Arte
Carl Weidemeyer viene ricordato soprattutto come architetto del magnifico Teatro San Materno di Ascona, ma è anche (e forse innanzitutto) un artista versatile e fecondo: pittore, scultore, incisore, illustratore, grafico, disegnatore di giocattoli, di mobili e di altri oggetti. A livello artistico, difatti, Weidemeyer è una figura poliedrica, capace di spaziare tra pittura, disegno e arti applicate, e si inserisce perfettamente tra dibattiti e concetti che hanno segnato il rinnovamento culturale di un’intera epoca, dalla fine dell’Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento.
Weidemeyer si forma e assorbe gli elementi fondanti del suo lavoro e del suo pensiero nella Germania d’inizio Novecento, che in quei decenni vive un profondo processo di trasformazione culturale e artistico che interessa non solo il Paese ma l’Europa intera: un dibattito assolutamente internazionale, quindi, del quale Weidemeyer è sempre cosciente e, non di rado, partecipe, sempre alla ricerca di nuove vie e sperimentazioni per corrispondere ai quesiti della sua epoca. Più che un banale “touche-à-tout”, Weidemeyer va quindi visto come un uomo del suo tempo, teso con precisa coscienza al raggiungimento di un linguaggio universale in grado di superare le limitazioni imposte da settori e categorie, in sintonia con l’ideale romantico di Gesamtkunstwerk, rinnovato tuttavia attraverso le esperienze operate dalle avanguardie della prima parte del Novecento, e quindi già fondamentalmente moderno.
Formazione
La prima vocazione di Weidemeyer risiede nella pittura, campo nel quale dimostrava un innegabile talento: per formarsi, inizia uno studio d’arte presso l‘Unterrichtsanstalt del Kunstgewerbemuseum di Berlino, che tuttavia lascia dopo due sole settimane. Nei mesi di maggio e giugno del 1902 Weidemeyer lavora quindi nella Steglitzer Werkstatt dove apprende verosimilmente le basi della stampa litografica; successivamente si trasferisce a Hannover e per un anno studia presso il pittore Hermann Knottnerus-Meyer. Nel 1904 Carl Weidemeyer si sposta a Monaco e dopo qualche mese di erranza giunge nella scuola di Saaleck di Paul Schultze-Naumburg, pittore e disegnatore, membro della Secessione di Monaco prima e di Berlino poi, prossimo ai principi della Lebensreform. Nei sette mesi di permanenza a Saaleck, oltre all’acquisizione di solide conoscenze tecniche, ciò che Weidemeyer certamente sperimenta è l’attento studio del contesto naturale in relazione al costruito e l’unione tra arte e artigianato professata sul posto dal maestro. Nel 1905 Weidemeyer visita la colonia di Worpswede e qui stringe immediatamente amicizia con gli artisti residenti: i principi e lo stile di vita che animano Worpswede convincono senz’altro Carl Weidemeyer, che decide di stabilirvisi, chiudendo così la fase formativa del suo percorso. Malgrado la frammentarietà della formazione di Weidemeyer, va sottolineato che tutte le componenti essenziali del suo fare artistico, come pure i precetti e gli ideali, sono già presenti dagli inizi del suo percorso e si manterranno, con maggiore o minore incidenza a seconda dei periodi, durante gli anni a venire.
Grafico e illustratore
Nel 1906 Carl Weidemeyer si stabilisce nella colonia di artisti di Worpswede, dove può dedicarsi liberamente alla propria attività artistica, cimentandosi soprattutto nelle arti grafiche e realizzando incisioni, dipinti, disegni e schizzi, ma anche mettendosi alla prova nelle arti applicate e creando mappe e oggetti in cuoio e in legno. Nel 1907 lo si trova già tra gli artisti che espongono nella Worpsweder Kunsthalle e nel 1909 il suo lavoro viene consacrato in una mostra personale al Gewerbemuseum di Brema, curata dal direttore Karl Schaefer.
Attorno al 1909 è anche attestata una sua collaborazione come grafico e illustratore presso l’importante casa editrice Insel Verlag e di seguito anche con altre ditte, producendo lavori che gli valgono un ampio successo per la sicurezza e la finezza del tratto e per l’espressività delle sue figure. Weidemeyer si distingue infatti per la sua abilità nell’arte grafica, specie nel campo della silografia, che inizialmente lo occupa molto, per poi passare all’acquaforte, alla litografia e alla puntasecca.
Designer
In questi stessi anni Weidemeyer inaugura poi una seconda, importante collaborazione con i Vereinigte Werkstätten di Brema, per i quali crea giocattoli in legno e altri elementi di arredo (sedie, poltrone, scatole in cuoio, ecc., distinguendosi anche in questo contesto. Così, i giocattoli di Weidemeyer appaiono nel catalogo della ditta e anche in quello del Dürerbund di Hellerau (che collabora con la prima), e sono esposti a Brema nel 1909 nelle sale espositive dei Vereinigte Werkstätten.
Lo scoppio della Prima guerra mondiale pone fine a queste attività: tra 1916 e il 1917 Weidemeyer è impegnato nel servizio di leva, che lo porta ad Amburgo come telefonista e a Worpswede si dedica a un lavoro essenzialmente agricolo, anche testimoniato dai disegni e schizzi di animali realizzati in questo periodo. Nel 1923, Weidemeyer chiude la sua vita a Worpswede e si trasferisce a Willingen, dove inaugura l'attività di architetto - una occupazione che lo assorbe per i decenni successivi in Germania e poi, notoriamente, ad Ascona.
Artista ad Ascona
Verso la metà degli anni Trenta ad Ascona, Weidemeyer torna brevemente alla creazione di mobili, disegnando per la ditta asconese Fornera & Figli una serie di tavoli e sedie in legno e paglia, ma è una attività che si interrompe rapidamente.
Di ben maggiore interesse è invece la collaborazione che intreccia con il Teatro delle Marionette di Jacob Flach, sin dalla sua creazione nel 1937. Per il Teatro delle Marionette, Weidemeyer torna all'arte grafica e si occupa regolarmente della creazione dei volantini degli spettacoli, disegnando e poi incidendo le figure che li ornavano: sono volti e personaggi dalla fisionomia determinata, rivelatori dello spirito ironico e acuto del loro creatore, che coglie con giustezza l’elemento caratterizzante di ogni marionetta. Oltre a partecipare in maniera attiva alle rappresentazioni, notoriamente in qualità di musicista e di “voce” delle marionette, collabora anche all’allestimento: così, secondo le annotazioni di Flach, Weidemeyer offre la voce alle marionette in più di 80 recite in oltre 700 spettacoli, suona il flauto per loro e dipinge anche gli scenari.
Giunto all’età della pensione, Carl Weidemeyer si ritrova senza risorse e con mezzi di sussistenza minimi, ed è costretto a rivedere nuovamente la sua vita: non sorprende, allora, che egli ritorni alle fonti del suo percorso, ossia all’arte. Nella ritrovata tranquillità del suo studio, sostenuto da amici fedeli, Weidemeyer si dedica all’arte pittorica e grafica, producendo una notevolissima quantità di disegni, studi e schizzi, oltre a vari quadri più compiuti. Nelle sue opere e nei disegni si ritrovano i temi a lui cari dai tempi della sua giovinezza, ossia la natura e le sue creature, dalle più imponenti alle più minute e fragili, tra le quali spiccano le rondini e le beneamate lucertole. Figure e paesaggi che Weidemeyer studia e disegna più volte, scomponendoli in prismi di forma e colore, alla ricerca della loro essenza, del loro senso primigenio. Un’ampia testimonianza del suo operato è conservata presso il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona, che nel 1995 ha acquisito il Fondo Carl Weidemeyer: un corpus di dipinti, incisioni, disegni, schizzi, piante, progetti architettonici e documenti scritti, per un totale di oltre 3300 elementi.
Come nelle sue opere architettoniche, in quanto artista Weidemeyer si colloca tra un processo razionale – la griglia geometrica all’interno della quale scompone i suoi soggetti – e la natura, con i suoi colori, le sue forme organiche: due principi che per tutta la vita avrà cercato di armonizzare. Durante il suo cammino, Carl Weidemeyer ha raccolto una messe insolita di esperienze e di conoscenze, è venuto a contatto con numerosissime personalità del mondo artistico e culturale tedesco e internazionale, e questo bagaglio ricorre nell’ultima parte della sua vita, terminando uno svolgimento che si rivela così del tutto coeso e coerente.